Percorso 2 - Da Torino a Vercelli (Km 84,8)

 

 
Percorso 2 - Da Torino a Vercelli (Km 84,8)
 
 
  • Torino - San Mauro Torinese (Km 9,8)

    Superato il Po all’altezza della Gran Madre di Dio, si cammina lungo la sponda destra del fiume, attraverso il Parco Michelotti e la Riserva Naturale del Meisino, e si proseguire fino a San Mauro Torinese, già nota in epoca romana come Pulchra Rada per la favorevole posizione su un tratto navigabile del Po. Nel 991 Anselmo di Monferrato promosse la ricostruzione dell’abbazia benedettina di San Mauro di Pulcherada, precedentemente distrutta dai saraceni: sorta su un preesistente insediamento romano, intorno a essa si sviluppò il nucleo abitato; la chiesa dell’abbazia, oggi dedicata a Santa Maria di Pulcherada e rimaneggiata nel tempo, conserva il campanile protogotico del XII secolo e una interessante abside carolingia con lesene e nicchie del X. Nel 1400, infine, l’abitato venne rinominato San Mauro, in onore del monaco benedettino che qui sostò durante il ritorno in Francia nel VI secolo.
    Lungo il percorso si posso notare alcune interessanti cappelle campestri come la cinquecentesca Sant’Anna e la settecentesca San Rocco; si transita inoltre ai piedi del Castello di Sambuy, documentato sin dal 991 e legato alla permanenza di San Mauro; in questi luoghi, infine, era situata l’evocativa località Pedaggio Vecchio, punto di confine tra il marchesato monferrino e il ducato sabaudo.

    San Mauro Torinese - Castiglione Torinese (Km 6,1)

    Da San Mauro il percorso prosegue lungo il canale idroelettrico di Cimena, avvicinandosi alla collina e all’abitato di Castiglione Torinese sino all’incrocio con la strada per Chieri, nei pressi della Chiesa di San Claudio e San Dalmazzo (1951). La denominazione del comune deriva dalla presenza di un fortilizio dell’XI secolo, distrutto nel XVII da Carlo Emanuele I di Savoia e ricostruito poco dopo dai fratelli Turinetti, cui la Madama Reale Maria Cristina di Francia aveva concesso il feudo. Da segnalare la Chiesa di San Rocco (1720), piccolo gioiello barocco progettato dall’architetto Falletti di Barolo, al cui interno si trovano numerosi affreschi di autori sconosciuti e sulla cui cupola è rappresentata Maria Assunta in cielo accompagnata da una schiera di angeli. Interessante anche l’antica Chiesa di San Martino, intitolata al vescovo di Tours, nella cui abside semicircolare sono state rinvenute molte sepolture, tra cui quella attribuita a un personaggio maschile con corredo funebre di foggia longobarda.

    Castiglione Torinese - Gassino Torinese (Km 1,3)

    Il percorso fino a Gassino Torinese è interamente in ambito urbano. Alcuni ritrovamenti archeologici fanno risalire il primo nucleo abitato all’epoca del fiorente sviluppo della città romana di Industria: questa e Augusta Taurinorum, infatti, erano collegate da una strada lungo la quale potrebbe essere sorto un castrum. Compreso nel territorio del Marchesato del Monferrato, sin dal 1003 Gassino fu dotato di cinta muraria e di un tipico impianto medioevale, ancora rilevabile nella struttura a portici del centro storico dominato dalla Chiesa della Confraternita dello Spirito Santo, a pianta circolare: edificata nel XVIII secolo, presenta una bella facciata barocca sormontata da una cupola molto alta, detta Cucurin, che ricorda quella coeva di Superga. La pieve più antica risale invece all’XI secolo: denominata oggi Chiesa dei SS. Pietro e Paolo, è stata in parte ricostruita e restaurata nel Settecento ispirandosi allo stile del Guarini; all’interno sono da segnalare la splendida tela Madonna e santi titolari di Claudio Francesco Beaumont e, nella cappella laterale, quella della Visitazione, datata XVII secolo.

    Gassino Torinese - San Raffaele Cimena (Km 2,9)

    Il percorso prosegue con andamento tortuoso ancora lungo il canale, in direzione della Piana di San Raffaele, raggiunge la sponda destra del Po e ne segue il corso fino a superare il promontorio collinare di Cimena.
    La nascita di San Raffaele Cimena, unione odierna di due località, è legata all’asse stradale romano che collegava Chivasso-Clavasium a Torino-Augusta Taurinorum: attorno a una cappelletta votiva dedicata a San Raffaele, costruita secondo la tradizione dalle truppe di Giustiniano, nacque nel VI secolo il primo nucleo abitato come presidio bizantino sulla pianura sottostante. Nel periodo alto medioevale gran parte del paese si trasferì verso la collina a causa delle incursioni di briganti e forse di Saraceni, costruendo anche muri di cinta e fossati: il borgo, sviluppatosi attorno a una fortezza, fu denominato San Raffaele, ma lungo la via per Chivasso rimasero alcuni presidi abitati che fornivano servizi a pellegrini e mercanti. Cimena, invece, potrebbe avere un’origine precedente a quella romana e nel 1596 figura come comune autonomo di una certa importanza, in quanto su una via di comunicazione frequentata e in una zona agricola molto favorevole. La Chiesa del Sacro Cuore di Gesù fu costruita negli anni ‘30 del Novecento in stile neogotico su disegni dell’architetto Bartolomeo Gallo e ampliata alla fine degli anni ‘60.
    Superato l’abitato in direzione di Chivasso e attraversato il Bosco del Vaj, tutelato dal Parco Naturale della Collina Torinese, si arriva alla Chiesa di San Genesio, ricostruita in stile romanico dall’omonima cappella attestata al 1156: l’impianto attuale è un rifacimento di inizio Novecento, ma della fabbrica originaria restano l’abside centrale, quello sinistro e lo splendido campanile in muratura con monofore, bifore e trifore decorate ad archetti pensili.

    San Raffaele Cimena - Chivasso (Km 8,9)

    Dal bivio per Castagneto Po si giunge infine alla rotonda da cui si imbocca il rettilineo che supera il ponte sul Po e porta al centro di Chivasso, l’antica Clavasium, da sempre importante mercato e centro commerciale strategico per la sua posizione sulla direttrice monferrina: l’ingresso in città è dominato dal quattrocentesco Duomo di Santa Maria Assunta, uno dei più importanti esempi di arte gotica piemontese dalla facciata riccamente decorata con fregi e sculture in cotto, che all’interno conserva una pala di Defendente Ferrari; del castello degli Aleramici del Marchesato di Monferrato non resta che la Torre Ottogonale, tra Piazza della Repubblica e Via Po. Sulla facciata dell’attuale Palazzo dell’Economia e del Lavoro “Luigi Einaudi” (nato probabilmente al 1600 come luogo di sosta per i militari di passaggio) è stato inserito un Orologio del tempo nuovo a ricordo della Rivoluzione Francese: il giorno è suddiviso in 10 ore, ogni ora in 100 minuti, ogni minuto in 100 secondi e le lancette effettuano un solo giro al giorno.
    In Piazza d’Armi svetta il Lapis Longus, monumento funerario in pietra del VII-VI secolo a.C. e alto circa 4 m, che nel 1649 fu trasformata in berlina per punire i debitori insolventi.

    Chivasso - Castelrosso (Km 4)

    Da Chivasso ha inoltre inizio il Canale Cavour, realizzato tra il 1863 e il 1866, uno dei massimi esempi di ingegneria idraulica dell’epoca che, attraverso un’estesa rete di canali, ha consentito la trasformazione e lo sviluppo dei territori canavesano e vercellese: il monumentale edificio di imbocco, in pietra e mattoni, è lungo 40 m e ha 21 luci costituite da 3 ordini di paratoie.


    Costeggiando il Canale si arriva alla frazione Castelrosso, la cui Chiesa dei SS. Giovanni Battista e Rocco fu eretta nel 1758 su disegno dell’architetto Paolo Lorenzo Garrone: al suo interno spiccano un altare barocco in marmo nero e alcuni pregevoli affreschi ottocenteschi.

    Castelrosso - Torrazza Piemonte (Km 3,7)

    Si giunge quindi a Torrazza Piemonte, sulla destra della Dora Baltea: in pieno centro sorge la Chiesa di San Giacomo, eretta nel 1746, restaurata e ampliata nel 1843, mentre il Palazzo del Comune si distingue per il grande portico a tre arcate e il massiccio torrione quadrangolare.

    Torrazza Piemonte - Saluggia (Km 5,8)

    Attraversato il ponte sulla Dora Baltea, uno sterrato porta a Saluggia. Luogo di stanziamento romano che nel Medioevo fruì del diritto di pesca e del pagamento per i traghettatori, è oggi conosciuto soprattutto per un prodotto d’eccellenza: il “fagiolo di Saluggia”, molto ricercato per la tipica “panissa”, piatto tradizionale da non perdere. In epoca rinascimentale vi si impose la famiglia gentilizia Mazzetti, il cui castello cinquecentesco ha lasciato traccia nell’attuale Palazzo Comunale. La Chiesa di San Grato, edificata nel XVI secolo e più volte modificata, conserva la statua del Cristo Morto, forse proveniente dall’antica parrocchiale del Cimitero Vecchio, distrutta da un’alluvione nel XV secolo.

    Saluggia - Lamporo (Km 6,9)

    Lasciata Saluggia si giunge a Lamporo, il cui toponimo deriva dalla roggia Amporium che ancora oggi - caratteristica unica e immutabile per volontà dei residenti - attraversa longitudinalmente tutto l’abitato, agli estremi del quale è scavalcata da due chiesette: leggende locali narrano che una di queste, la Madonna di Loreto (XVII sec.), nelle notti senza luna sia dimora della strega Giunghiglia che, seduta sul tetto e fumando un’enorme pipa, spaventa i passanti. La Chiesa di San Bernardo da Mentone, eretta nel 1566 e modificata a più riprese, conserva un reliquiario settecentesco del santo, di manifattura torinese. Nel XIV secolo Lamporo fu feudo della famiglia ghibellina dei Tizzoni e, sul finire del XVII, dei nobili Pastoris.

    Lamporo - Colombara (Km 6,2)

    Proseguendo in direzione Vercelli si incontra Colombara, esemplare azienda agricola corrispondente all’antica struttura della “corte chiusa”: alcuni ambienti conservati ne documentano le caratteristiche abitative e funzionali tra 1800 e 1900, e ospitano il Museo La Risaia, dedicato alle mondine e al loro duro lavoro. La chiesa cinquecentesca è dedicata a San Giovanni Battista: oggi non ha più la dignità parrocchiale ma ne conserva la struttura, pur privata di un porticato che la cingeva dalla facciata al lato destro.

    Colombara - Leri (Km 2,8)

    La tappa successiva è Leri, nell’agro vercellese, una delle grange vincolate all’Abbazia di Lucedio: le grange erano organizzazioni agricole nate nel XII secolo grazie ai monaci benedettini cistercensi, in collaborazione con conversi e contadini. Nel 1807, con l’annessione del Piemonte alla Francia, Napoleone lasciò il complesso dei possedimenti al principe Camillo Borghese, che a sua volta lo cedette a una società; quando questa si sciolse, una parte della grangia venne acquistata da Camillo Benso di Cavour, che la trasformò in azienda modello con l’impiego di tecniche agricole d’avanguardia. Da non trascurare la Chiesa della Natività di Maria Santissima, sulla quale intervenne anche l’architetto Francesco Gallo, colui che costruì l’imponente e ardita cupola del Santuario di Vicoforte a Mondovì.

    Leri - Castelmerlino (Km 0,5)


    Si giunge quindi a Castelmerlino, altra grangia che, pur nella sua modestia, è dotata di una chiesetta in muratura a vista, dedicata a San Pietro, originale per la sua pianta ottagonale e costruita dall’architetto Carlo Antonio Castelli in un solo anno, tra il 1724 e il 1725: tale planimetria è accostabile a quella del al vicino Santuario della Madonna delle Vigne, oggi in stato di degrado.

    Castelmerlino - Darola (Km 3,2)

    Darola, infine, è la grangia con maggior superficie a risaia e ha una planimetria a corte chiusa di ampia estensione. Ben conservato è il torrione di ingresso con la porta carraia e la pusterla che, in origine, erano dotate di ponte levatoio e della passerella “giornaliera”, sempre abbassata per il passaggio pedonale. La settecentesca Chiesa di San Giacomo, realizzata anch’essa dal Castelli, conserva un’antica icona della Vergine e una aggraziatissima Natività dipinta dal domenicano Luigi Francesco Savoia, pittore della seconda metà del secolo scorso che ha lasciato molte sue opere presso la Chiesa di San Domenico a Torino.


    Una piccola deviazione dall’itinerario principale porta all’Abbazia di Lucedio: nel 1123, su terra incolta, si insediarono qui alcuni monaci cistercensi provenienti dall’abbazia francese di La Ferté e si ipotizza che il toponimo sia derivato da lucus dei, ossia “bosco sacro”. I monaci resero fertile e produttivo il territorio, disboscando, dissodando e sfruttando la ricchezza d’acqua che consentì la coltivazione del riso. Da questa grangia abbaziale ne ebbero origine altre otto: Darola, Castelmerlino, Leri, Montarucco, Montarolo, Ramezzana, Pobietto e Montonero. Il complesso abbaziale del XII secolo è ancora individuabzile in diversi edifici, ma i più significativi sono la Sala capitolare e la Torre campanaria, a base quadrangolare dalla quale emergono quattro sezioni ottagonali delimitate da cornici marcapiano con archetti pensili; l’Abbazia originaria, intitolata a Santa Maria di Lucedio, fu riedificata nel 1766 e dal 1787 ebbe il titolo di Santissima Vergine Assunta; la cosiddetta Chiesa del Popolo (1741), a disposizione dei laici e dei contadini, è ancor oggi in attesa di recupero.

    Darola - Ronsecco (Km 4,3)

    A questo punto il cammino porta a Ronsecco, il cui primitivo insediamento sorse nei pressi del Santuario del Viri Veri, fu abbandonato nel XII secolo e ricostruito nell’attuale sito intorno al 1660 sotto l’episcopato del vescovo di Vercelli Uguccione. La località, il cui toponimo risale a Roncho sicho o Ronchum sicum con il significato di luogo incolto e arido, è oggi immersa nel paesaggio a risaia fra rogge, sorgive e cascine. La Chiesa di San Lorenzo, edificata nel Quattrocento, ha subito un radicale restauro nel 1857; la denominazione del già citato Santuario del Viri Veri, eretto alla fine del Cinquecento, deriva presumibilmente da villa vetus: il luogo è legato alla liberazione del paese dall’epidemia di colera del 1867 e oggetto di grande venerazione è la statua dell’Assunta; databile alla fine del XIV secolo è la presenza di un castello dovuto ai guelfi vercellesi della famiglia Bondonni e attualmente in restauro.

    Ronsecco - Lignana (Km 7,4)

    Arriviamo a Lignana, la cui prima attestazione risale al 1034, mentre una ecclesia è citata a partire dal
    1156 già con il titolo di San Germano. Nel Trecento la località venne infeudata alla famiglia dei Corradi, che ne rimasero signori incontrastati fino alla metà del Seicento; a testimoniarne il prestigio resta il Castello, oggi adibito ad azienda agricola: la parte meglio conservata, di forme tardo medioevali, è sicuramente il fronte caratterizzato da una massiccia torre-porta, ampie caditoie e feritoie che servivano alla manovra di due ponti levatoi per la porta carraia e la pusterla. La Chiesa di San Germano, ristrutturata a più riprese ma con ancora cornici marcapiano romaniche, conserva all’interno, fra i tondi di santi della volta, il ritratto del Beato Ardizio dei Corradi di Lignana, fra i primi seguaci di San Francesco d’Assisi.

    Lignana - Casalrosso (Km 3,2)


    Casalrosso
    è una frazione di Lignana. Già dal 1348 è segnalata la vicina Ecclesia de casali Rubeo - oggi Chiesa del Santissimo Salvatore -, che subì diversi rifacimenti sino al 1815, quando assunse lo stato attuale: conserva ancora un interessante pulpito del ‘600.

    Casalrosso - Larizzate (Km 2)

    Eccoci infine a Larizzate, un tempo grangia e luogo di difesa come avamposto delle mura di Vercelli: ancora oggi sono ben visibili le torri cilindriche e parti di un castello; la chiesa è dedicata alla Santissima Vergine Assunta. Da qui proviene un documento, datato 27 agosto 1493, che, per la prima volta, segnala la coltivazione del riso nel territorio vercellese.
ESPANDI


AGGIUNGI AI PREFERITI
|
VOTA
|
Appunti di viaggio
Per accedere agli strumenti devi essere loggato.
Non sei ancora registrato?

Ricerca


Hai dimenticato la password? Clicca qui

.EVENTI

RICERCA EVENTI