Percorso 3 - Da Viverone a Vercelli (Km 43,3)

 

 
Percorso 3 - Da Viverone a Vercelli (Km 43,3)
 
 
  • Ivrea - Viverone (Km 21,5)

    Superato a nord il confine tra le province di Torino e Biella e concluso quindi il tratto della Via Francigena Morenico-Canavesana proveniente dal valdostano valico del Gran San Bernardo (la Via di Sigerico), l’itinerario lungo l’antica strada che collegava Ivrea a Vercelli ha inizio a Viverone presso la Chiesa di San Rocco, all’estremità orientale del paese e in posizione panoramica sul lago: edificata nel XVI secolo in seguito a un voto e largamente rimaneggiata nella seconda metà del ‘700, conserva un altare del marmista Catella. Più a monte, la Chiesa dell’Assunta (XVIII sec.) custodisce un pregevole organo dei fratelli Serassi (1815). Grazie al lago, Viverone è un noto centro turistico, caratterizzato da un clima mite e favorevole alle produzioni frutticole e vitivinicole.

    Viverone - Roppolo (Km 2)

    Superato il cimitero (dove si trova la Chiesa di Santa Maria, raro esempio biellese di gotico quattrocentesco e oggi monumento nazionale), si entra nel territorio comunale di Roppolo. Lungo la via principale sorgono alcuni edifici storici: l’asilo - attualmente adibito a biblioteca -, numerose abitazioni private - di cui una usata secoli fa come locanda per i pellegrini francigeni - e il Palazzo Comunale; appena oltre si erge la settecentesca Chiesa della Vergine del Rosario, all’ombra del poderoso campanile.
    Percorrendo la strada in salita lungo la quale, all’inizio dell’autunno, si svolge la caratteristica “Corsa delle botti”, si raggiunge il Castello, massiccia costruzione il cui nucleo originario risale al X secolo e oggi sede dell’Enoteca Regionale della Serra: le cantine (XVI sec.) ospitano 300 tipi di vino e una raccolta di 30.000 bottiglie accuratamente selezionate. Dal belvedere si ha una splendida panoramica sul lago di Viverone, l’Anfiteatro Morenico di Ivrea, Azeglio, il Castello di Masino e il Castello di Morzano. Lasciato il centro, si scorge la Chiesetta di San Rocco, dopo la quale è situata una fontanella, l’ultima prima di arrivare a Cavaglià: fare rifornimento!
    Superata la colma morenica, inizia la graduale discesa verso la pianura, fra cedui di castagno e una serie di radure: una nota di colore (e di gusto) è data, nella stagione estiva, dal gran numero di more che si possono trovare al bordo della strada.

    Roppolo - Cavaglià (Km 2,9)

    Dopo la regione Moncavallino si giunge a Cavaglià. Al centro del paese sorge l’imponente Chiesa Parrocchiale di San Michele (fine XVIII sec.): all’interno si segnalano il coro rococò con stalli lignei del ‘700, il pulpito in noce dei fratelli Tempia e l’organo Serassi del 1821. L’itinerario transita davanti al Palazzo Comunale e in prossimità del Castello Rondolino, costruito all’inizio del ‘900 in forme medioevali. Anche in questo caso, prima di lasciare Cavaglià, si raccomanda di rifornirsi di acqua, perché fino a Santhià non vi sono fontanelle.
    Appena fuori dal centro abitato, in prossimità del cimitero, con una breve deviazione si può visitare il Santuario di Santa Maria del Babilone, edificato a pianta ellittica intorno al 1620 su una chiesa preesistente: coperto da una cupola con lanternino, conserva l’Adorazione dei Magi, notevole gruppo ligneo della prima metà del ‘200.

    Cavaglià - Santhià (Km 11)

    Il cammino prosegue toccando le numerose cascine che punteggiano la campagna, con dolci saliscendi sulle basse colline moreniche della terz’ultima glaciazione: più di 400.000 anni fa! Superato un colle ammantato di vigneti è possibile godere di uno scorcio panoramico sulle prime risaie, alternate a macchie d’arbusti e alberi.
    Attraversato il Navilotto della Mandria, piccolo canale che fornisce acqua proprio alle risaie, si esce dalla provincia di Biella e si entra in quella di Vercelli: siamo alle porte di Santhià, primo avamposto della Pianura Padana per chi scende dalle Alpi, introdotto da campi coltivati a mais e dal Canale Depretis. La città, che si sviluppa prevalentemente lungo la direttrice Ivrea-Vercelli, è oggi un fiorente centro commerciale e industriale: nel Medioevo l’antica Sancta Agatha, con i suoi hospitalia, fu tappa fondamentale per pellegrini e mercanti in viaggio lungo i grandi itinerari europei. La Chiesa di Sant’Agata, fondata come collegiata canonicale, subì varie trasformazioni fino ad assumere le attuali forme nell’Ottocento a opera dell’architetto Giuseppe Talucchi: dell’edificio originario sopravvivono il campanile romanico (XII sec.) e la Cripta di Santo Stefano, di possibile origine ottoniana con reimpieghi di età romana; all’interno è custodito il Polittico di Sant’Agata (1531), tra le massime opere di Gerolamo Giovenone. La tradizione attribuisce alla regina longobarda la cilindrica Torre di Teodolinda, situata in un cortile privato cui si accede dal corso principale: si tratta in realtà di un manufatto tardo-medioevale, forse pertinente a una dimora nobiliare. Nella centrale Piazza Roma si trova il neoclassico Palazzo Municipale, sintesi di imponenza ed eleganza. La Stazione Idrometrica, lungo il Naviglio, è considerata una delle più importanti nella storia della scienza idraulica, poiché era in grado di misurare con precisione la portata di fossi e canali: oggi, non più funzionante, è in attesa di riqualificazione per diventare un polo d’attrazione dell’Ecomuseo delle Terre d’Acqua, di cui fa parte.

    Santhià - San Germano Vercellese (Km 8,5)

    Superata la ferrovia e usciti da Santhià, l’itinerario corre parallelo al Naviglio d’Ivrea, fatto costruire nella seconda metà del XV secolo da Jolanda di Savoia (pare con il contributo progettuale di Leonardo da Vinci), e rapidamente si raggiunge la Chiesetta di San Rocco, realizzata nel XVI secolo e inizialmente titolata a San Marco. In pochi minuti di cammino si passa dal mais e dal grano alle risaie, costeggiando diverse cascine: nei pressi dell’ultima troviamo il “Pozzo di Ginevra”, fontana da cui sgorga un’acqua fresca e deliziosa.
    Avendo come riferimento il Canale Cavour (che viene superato), l’edicola campestre di San Grato e Santa Apollonia e l’acquedotto a scacchi rossi e bianchi sullo sfondo, si raggiunge San Germano Vercellese, la cui denominazione è legata alla figura e alla leggenda del vescovo Germano di Auxerre, morto a Ravenna attorno al 448: secondo la tradizione, il suo corpo fu riportato in Francia percorrendo lo stesso itinerario compiuto all’andata, provocando a ogni sosta miracoli e prodigi. Fra Duecento e Trecento l’insediamento fu legato all’Abbazia di Sant’Andrea di Vercelli, quindi passò ai Savoia, divenendo con il suo castello un’importante piazzaforte. La Chiesa di San Germano, realizzata su progetto di Giovan Battista Feroggio e consacrata nel 1764 in luogo dell’antica, conserva all’interno un polittico cinquecentesco; a lato si nota la Torre campanaria, un tempo parte del castello, di cui sono ancora visibili le feritoie indicanti i diversi piani di camminamento interni.

    San Germano Vercellese - Castellone (Km 6,4)

    Lasciata San Germano Vercellese, si segue la segnaletica dedicata e si procede per qualche chilometro su sterrata, in mezzo alle risaie, lambendo la parte meridionale del territorio di Olcenengo. Si giunge quindi alla tenuta Castellone e si prosegue in direzione della piccola Chiesa di Santa Maria del Cammino, nei pressi delle Cascine di Strà (il cui toponimo, derivato da strata, ricorda l’antica viabilità francigena). Incuneandosi fra le risaie, si arriva velocemente a Montonero, oggi frazione di Vercelli ma un tempo grangia di formazione tardo medioevale (XIV-XV sec.) di cui si osservano i resti della porta, delle torri e dell’abitato. Il capoluogo, sullo sfondo, è sempre più vicino.

    Castellone - Vercelli (Km 12,5)

    Nel Medioevo Vercelli fu tappa fondamentale per coloro che attraversavano le Alpi al Gran San Bernardo, al Moncenisio e al Monginevro. In città e nel territorio si sviluppò un ampio sistema di hospitalia per pellegrini e poveri: ne esistevano almeno 14, senza contare locande e alberghi.
    L’Abbazia di Sant’Andrea, esempio di transizione fra lo stile romanico padano e il gotico, è il simbolo della città. Eretta tra il 1219 e il 1227, fu commissionata dal cardinale vercellese Guala Bicchieri, protagonista degli eventi che segnarono la storia inglese per la successione del re Giovanni senza Terra. La facciata policroma, con le sue snelle torri, è impreziosita dalle lunette dei portali, mentre le strutture gotiche esaltano il maestoso interno a tre navate e volte a crociera: l’abside ospita un coro ligneo del 1511; il chiostro, successivo alla basilica, presenta rilievi, cornici in cotto e pitture di inizio Cinquecento; il campanile fu eretto nel XV secolo.
    La Cattedrale di Sant’Eusebio ha origini molto antiche: del primitivo duomo, realizzato forse dallo stesso Eusebio e ricostruito in forme romaniche, resta solo il campanile (XII sec.); una seconda ricostruzione, intrapresa nel 1570, proseguì sino al XIX secolo. All’interno è sospeso un magnifico Crocifisso in lamina d’argento di età ottoniana; troviamo inoltre epigrafi del VI secolo e la scultura marmorea detta Madonna dello Schiaffo, probabilmente del XIII.
    Il Palazzo Arcivescovile ospita il Museo del Tesoro del Duomo, con oggetti di uso liturgico e reliquiari dal VII al XVIII secolo: di particolare interesse quelli tardo medievali di San Giacomo maggiore e il celebre Vercelli Book, omiliario su pergamena in lingua anglosassone antica (X sec.).
    Sede di priorato dal 1163, la Chiesa di San Bernardo si compone di una parte romanica e di un ampliamento ottocentesco: la facciata in laterizio (XII sec.) è movimentata da archetti pensili e rilievi. L’edificio, santuario diocesano di Maria Salute degli Infermi, è legato al miracoloso intervento della Vergine che, nel 1630, liberò i Vercellesi dalla peste. A pochi passi dalla centrale Piazza Cavour, dominata dalla ottagonale Torre dell’Angelo (XIV sec.), vi è l’Antico Broletto, sede del Comune dal XIII secolo, con portici ogivali: vi si affaccia un’alta Torre a pianta quadrata, eretta dalla famiglia Vialardi.
    Da segnalare inoltre la duecentesca Chiesa francescana di Sant’Agnese in San Francesco, con forme medievali nell’abside e nel campanile: all’interno opere pittoriche di scuola vercellese del Cinquecento, un ritratto marmoreo di età augustea, bacini in ceramica graffita (XIV sec.) e una Annunciazione del Morazzone (ca. 1620); la domenicana Chiesa di San Paolo, anch’essa del XIII secolo ma con importanti restauri e ampliamenti successivi: in un vano alla base del campanile troviamo una parete affrescata con teoria di santi, databile alla seconda metà del XIII secolo; la grande Chiesa di San Marco (1266), trasformata nell’Ottocento in mercato alimentare e oggi spazio espositivo: ingloba, come campanile, una preesistente torre a pianta ottagonale, costruita probabilmente dalla famiglia degli Avogadro.
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